Francesco Morace lancia “Casa su Misura 2020”: «Ecco i paradigmi dell’abitare del futuro»

In occasione della presentazione del nuovo concept della manifestazione in programma in Fiera a Padova dal 29 febbraio all’8 marzo il Presidente di Future Concept Lab ha delineato le parole chiave destinate a disegnare gli scenari futuri di un settore in profonda evoluzione.

«Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, siamo a metà del guado fra passato e futuro, si stanno delineando nuovi paradigmi destinati a segnare il nostro modo di vivere nei prossimi 30-40 anni». Francesco Morace non è un “profeta”, ma un osservatore capace di “annusare” il futuro, un sociologo che, con l’istituto internazionale di ricerca Future Concept Lab da lui presieduto, spesso si dimostra capace di interpretare i segnali che anticipano i tempi. Ecco che, per lanciare i contenuti della nuova Casa su Misura – in programma a Padova dal 29 febbraio all’8 marzo 2020 Fiera di Padova ha scelto di affidarsi al suo sguardo, proposto in occasione dell’evento Le nuove narrazioni dell’abitare, che martedì 19 novembre ha visto la partecipazione di numerosi appassionati di arredo e design e operatori del settore. Una scelta che vuole testimoniare un “cambio di rotta” per un appuntamento che metterà al centro gli stili di vita e dell’abitare, perché oggi sempre più spesso la casa “interpreta” le passioni, i valori e i comportamenti di chi la vive.

L’INTERVENTO DEL SOCIOLOGO

Ma come sarà la casa del futuro? Il sociologo ha proposto quattro paradigmi: non semplici “trend” destinati a durare uno o due anni, ma movimenti profondi, cui guardare con molta attenzione.

Se il modello Ikea ha costruito la sua fortuna che non tramonta sulla tempestività, agli operatori del settore del nostro Paese, ha spiegato, è affidato il compito di «sviluppare quella capacità tutta italiana di esaudire i desideri senza rinunciare alla qualità, alla sartorialità del prodotto». Ecco che la casa del futuro è un luogo attrezzato, connesso e multifunzionale che risponde in modo semplice alle esigenze di vita e professionali di chi la abita.

Altra sfida da giocare per il futuro è quella della condivisione e della fiducia. «Il tavolo – ha spiegato – è un po’ l’elemento simbolo di questo paradigma: oggi è tavolo in cui si pranza ma anche scrivania o piano componibile con altri per organizzare una riunione, le case stanno diventando uffici, gli uffici assomigliano sempre più alle case anche nei colori. Si sperimentano nuove forme di co-housing e co-creation perché la condivisione dell’expertise, così come la fiducia, appaiono elementi fondamentali per competere e su questo noi italiani non sempre siamo bravi».

La sostenibilità – che secondo Morace fa il paio con l’onestà, ovvero con la scelta di comunicare il vero – è passata in poco più di un anno dall’essere la preoccupazione di un 5% della popolazione a «un grande tema dell’immaginario collettivo». Anche qui, ha aggiunto «l’Italia può dare un contributo importante, se nei Paesi nordici la sostenibilità dell’abitare spesso si declina con l’essenzialità, la rinuncia alla bellezza, il neopauperismo, in questo caso dobbiamo rispondere alla sfida di coniugare la dimensione ecologica e la dimensione etica».

Universalità e unicità sono poi altre due “chiavi” da tenere insieme: «Il nostro è un Paese straordinario, ricco di bellezza e diversità, già spostandosi da Padova a Verona gli scenari cambiano. Dobbiamo lavorare in modo generativo sulle nostre radici culturali, senza dimenticare che in un mondo in cui tutto sembra disincarnato, a portata di Smartphone, sta crescendo, come ci dicono tutte le ricerche, l’apprezzamento verso le qualità tattili e visive».

LA CASA CHE DIVENTA UFFICIO E LE NUOVE VIE PER LA SOSTENIBILITA’

Alla lettura di Morace si è affiancata quella di Emiliano Fabris, direttore del Parco Scientifico e Tecnologico Galileo Visionary District e quella di Giorgio Strappazzon, architetto dello Studio VS e Associati.

Fabris, che con le startup incubate presso il Parco Scientifico arricchirà la nuova area di Casa su Misura dedicata alla casa intelligente, ha proposto una riflessione a tema new office home office: «La diffusione dello smart working, intesa come nuova filosofia manageriale fondata su autonomia e responsabilità nella scelta degli spazi e dei luoghi di lavoro porta con sé una trasformazione dell’ufficio e della casa, ecco che il design si interroga su come ridisegnare gli spazi di lavoro per far star bene le persone, ma anche per favorire l’interazione».

Suggestioni di grande interesse sono arrivate anche da Strappazzon, che ha anticipato alcuni degli elementi cardine del progetto habitus, che sarà presentato a Casa su Misura 2020: l’obiettivo è quello di creare «un luogo che possa offrire avanguardia tecnologica, condivisione e confort abitativo ridefinendo il futuro dell’abitare». Uno spazio unico che “tenga insieme” la dimensione dell’abitare connessi con quello dell’alimentazione e della salute – pensiamo ad esempio alle potenzialità delle vertical farm domestiche -dell’energia e della sostenibilità.

Direttrici e proiezioni di futuro che a Casa su Misura troveranno un luogo di confronto, di contaminazione e di condivisione.

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